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Pulizia e igiene sono la base di un OSS, spesso questa figura è associata esclusivamente all’assistenza diretta alla persona, ma le sue competenze vanno ben oltre. Un OSS non si occupa soltanto di igiene e supporto ai pazienti: tra i suoi compiti rientra anche la pulizia e la sanificazione degli ambienti, attività fondamentali per garantire la sicurezza e il benessere di tutti. Sapere cosa pulisce un OSS, come farlo correttamente e con quali strumenti, è essenziale per svolgere questo lavoro in maniera professionale ed efficace.
Il termine pulizia indica l’insieme delle azioni finalizzate a rimuovere lo sporco visibile da superfici, oggetti o ambienti. È il primo e più semplice livello di igiene, quello che consente di mantenere gli spazi ordinati, gradevoli e sicuri per chi vi vive o lavora.
Nelle RSA, negli ospedali e nelle case di cura si lavora spesso a stretto contatto tra operatori socio sanitari (OSS) e personale delle cooperative di pulizie. Qui nasce una domanda che da anni genera discussioni: cosa pulisce realmente un OSS e cosa invece spetta agli addetti delle pulizie?
L’OSS, come definito dall’Accordo Stato-Regioni del 2001 e ribadito dai contratti collettivi del settore, ha come compito principale l’assistenza alla persona. Non è un addetto alle pulizie generiche, bensì un professionista della cura quotidiana.
per l’OSS, l’igiene ambientale non è da intendersi come pulizia generale degli ambienti (che spetta al personale addetto alle pulizie o alle cooperative), ma come quelle attività di pulizia collegate direttamente alla cura e al benessere del paziente.
In pratica:
Si tratta quindi di pulizie strettamente legate all’assistenza sanitaria e all’igiene del malato, mai di interventi generici negli spazi comuni.
A occuparsi invece della sanificazione generale delle strutture sono, nella maggior parte dei casi, le cooperative esterne. Queste squadre hanno il compito di pulire:
È una distinzione fondamentale: gli addetti alle pulizie sono formati per la sanificazione ambientale, mentre l’OSS si concentra sulla persona.
In molte strutture, tuttavia, i confini non sono sempre rispettati. Succede che agli OSS vengano richiesti compiti extra, come la pulizia dei bagni comuni o degli spazi collettivi, che non rientrano nelle loro mansioni.
Queste situazioni generano malcontento e, soprattutto, rischiano di sottrarre tempo all’attività più importante: l’assistenza al paziente.
Ho lavorato in una RSA dove non erano presenti cooperative di pulizie: c’era soltanto una signora che ogni mattina si occupava della pulizia di base. Nel pomeriggio, però, toccava a noi OSS occuparci degli spazi comuni: lavavamo il salottino dove i pazienti mangiavano, la reception, l’area dedicata agli incontri con i familiari, perfino il nostro spogliatoio e i bagni.
Ecco perché, se negli ospedali le pulizie generali sono affidate alle cooperative, in molte strutture private accade ancora che siano gli OSS a svolgere anche questi compiti, oltre all’assistenza ai degenti.
La chiarezza tra ciò che pulisce un OSS e ciò che compete alle cooperative non è solo una questione sindacale o contrattuale, ma un aspetto cruciale per:
Chiarire chi pulisce cosa in ospedali, RSA e case di cura significa tutelare i lavoratori e garantire un servizio migliore agli utenti. L’OSS non è un addetto alle pulizie, ma un professionista dell’assistenza: il suo compito è occuparsi della persona, non degli ambienti. Le cooperative, invece, restano indispensabili per la sanificazione generale delle strutture.
Solo con regole chiare e rispettate si può garantire dignità al lavoro e sicurezza per pazienti e operatori.
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