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Il diabete mellito rappresenta una sfida crescente nella pratica medica, coinvolgendo due forme principali: il diabete di tipo 1 (IDDM) e il diabete di tipo 2 (NIDDM). Questo articolo si propone di esplorare le caratteristiche distintive di entrambi, i sintomi di insorgenza, le terapie disponibili, i rischi associati alla gestione e gli obiettivi del trattamento.
Nel nostro organismo il livello di zucchero nel sangue (glicemia) è regolato in maniera molto precisa da un ormone chiamato insulina, questa sostanza è prodotta da una ghiandola che è situata nell’addome, il pancreas in condizioni normali il pancreas misura continuamente la glicemia: se questa aumenta, il pancreas rilascia nel sangue una quantità di insulina sufficiente a evitarne l’eccessivo aumento; nel caso invece che la glicemia tenda a diminuire, il pancreas stesso riduce la produzione di insulina.
Il diabete di tipo 1 è un’entità autoimmune, con fattori genetici, immunitari ed ambientali che convergono nella distruzione delle cellule beta pancreatiche. L’insorgenza è rapida e richiede spesso ricovero ospedaliero.
Colpisce persone con età tra 0 e 40 anni circa, che hanno una predisposizione genetica alla malattia e che vengono colpite da un’infezione virale che danneggia il pancreas. In particolare, vengono danneggiate le cellule che producono l’insulina (le cellule beta presenti nelle isole di Langerhans).
Il pancreas, così danneggiato, non viene più riconosciuto come proprio dell’organismo che lo combatte e tenta di distruggerlo. L’insulina non viene più prodotta e deve essere somministrata dall’esterno, per via sottocutanea o intravenosa.
I sintomi indicativi includono poliuria, polidipsia, polifagia e calo ponderale. L’iperglicemia e la presenza di glicosuria sono evidenti negli esami di laboratorio.
Il trattamento fondamentale è insulinico, con varie tipologie di insulina e schemi terapeutici intensivi per mimare la secrezione pancreatica fisiologica.
Il diabete di tipo 2 coinvolge una combinazione di fattori genetici, acquisiti ed ambientali. L’insorgenza è più graduale e spesso associata a condizioni come sovrappeso, obesità , e stile di vita sedentario.
La diagnosi può avvenire casualmente o attraverso esami di laboratorio. La terapia si basa su diete, antidiabetici orali e, in casi selezionati, trattamento insulinico.
Gli antidiabetici orali, come le Sulfaniluree e le Biguanidi, giocano un ruolo chiave nella gestione del diabete di tipo 2.
Con il termine di circoli viziosi si indicano invece situazioni nelle quali un evento patologico condiziona l’insorgenza di un altro che, a sua volta, potenzia o peggiora la patologia iniziale, esempio: certi farmaci, oppure una malattia febbrile, possono dare luogo nell’anziano alla comparsa di uno stato confusionale ciò comporta una ridotta assunzione di liquidi che conduce alla disidratazione. La disidratazione, a sua volta, peggiora lo stato confusionale chiudendo così il ciclo e conferendo gravità crescente all’evento patologico iniziale.
Scarso riconoscimento dei sintomi dell’ipoglicemia, evento molto più comune nei pazienti anziani infatti, frequentemente i sintomi (disorientamento, confusione, sudorazione) possono essere confusi con patologie concomitanti l’incoscienza dell’ipoglicemia aumenta il rischio di futuri eventi gravi.
L’ipoglicemia grave si associa a un’alterazione dello stato cognitivo indotta dal deficit di glucosio a livello cerebrale e che può condizionare la capacità del paziente di riconoscere e trattare adeguatamente l’ipoglicemia stessa, nei casi più gravi subentrano alterazioni dello stato di coscienza fino al coma.
Le alterazioni dello stato cognitivo e dello stato di coscienza possono essere all’origine di incidenti (soprattutto nella guida di auto o nell’uso di macchinari), che in casi occasionali possono essere anche letali.
L’uso di insulina e antidiabetici orali comporta il rischio di crisi ipoglicemiche, richiedendo consapevolezza e azioni tempestive da parte dei pazienti.
La prevenzione delle complicanze diabetiche è centrale nel trattamento. La gestione comprende una corretta igiene di vita, monitoraggio frequente della glicemia e controlli regolari.
Il diabete mellito è diagnosticato attraverso criteri specifici. Le complicanze croniche, come aterosclerosi, retinopatia e neuropatia, richiedono attenzione precoce e controlli regolari.
La dieta per il paziente diabetico è cruciale, con una distribuzione bilanciata di carboidrati, proteine e grassi. La gestione metabolica ruota attorno all’insulina, glucosio e funzione pancreatica.
Gli interventi da prendere in considerazione per la gestione di un anziano affetto di diabete sono i seguenti:
In conclusione, affrontare il paziente diabetico richiede una comprensione approfondita delle diverse forme di diabete, sintomi, terapie e rischi associati. Un approccio integrato, basato su una corretta gestione metabolica e uno stile di vita sano, può migliorare significativamente la qualità della vita dei pazienti diabetici e ridurre le complicanze a lungo termine.
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