Assistenza al paziente morente: ruolo e responsabilità dell’OSS nel fine vita

L'assistenza al paziente morente richiede competenze tecniche, sensibilità e rispetto. Un approfondimento sul ruolo dell'OSS nel fine vita.
Operatore socio sanitario durante l'assistenza a un paziente morente in un ambiente rispettoso

La morte rappresenta uno degli eventi più complessi e delicati nell’ambito sanitario e socio-assistenziale. Per l’Operatore Socio-Sanitario (OSS), che spesso accompagna la persona nelle ultime fasi della vita, la gestione del fine vita richiede non solo competenze pratiche, ma anche consapevolezza etica, capacità relazionali e conoscenza dei processi fisici ed emotivi legati al morire.

Comprendere cosa si intende per morte, come può essere vissuta dalla persona morente e quale sia il ruolo specifico dell’OSS è fondamentale per garantire un’assistenza rispettosa, dignitosa e umanizzata.

La definizione di morte in ambito sanitario

In ambito sanitario la morte non è un concetto astratto, ma viene definita secondo criteri precisi e condivisi, fondamentali anche dal punto di vista normativo ed etico.

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In generale, la morte può essere intesa in tre modi principali:

  • come cessazione irreversibile della funzione cardiaca e respiratoria;
  • come cessazione irreversibile di tutte le funzioni cerebrali;
  • come cessazione delle funzioni del sistema cerebrale superiore.

Il criterio più utilizzato è quello della cessazione cardiaco-polmonare, che consiste nell’arresto irreversibile del battito cardiaco e della respirazione. Questo evento definisce la cosiddetta morte clinica.

Esistono tuttavia situazioni più complesse. Nel caso della cessazione del sistema cerebrale superiore, la persona perde coscienza, capacità di comunicazione e percezione degli stimoli, ma può mantenere una respirazione autonoma. Diverso è il caso della morte del sistema cerebrale inferiore, in cui vengono meno le funzioni vitali automatiche, rendendo necessario il supporto artificiale per la respirazione e la circolazione.

Dal punto di vista legale, la constatazione e la certificazione della morte spettano esclusivamente a figure sanitarie abilitate. L’OSS non dichiara né certifica la morte, ma collabora con l’équipe segnalando tempestivamente l’assenza di segni vitali e attenendosi alle procedure previste dalla struttura.

Il vissuto emotivo della persona morente

Nel percorso di fine vita non è sufficiente considerare soltanto gli aspetti biologici del morire. La morte coinvolge profondamente anche la sfera emotiva, psicologica e relazionale della persona.

Un riferimento teorico fondamentale è la teoria elaborata nel 1969 dalla psichiatra Elisabeth Kübler-Ross, che ha avuto un ruolo centrale nello sviluppo di un approccio più umano e partecipato all’assistenza dei malati terminali. Il suo lavoro ha contribuito anche alla nascita e allo sviluppo dei programmi hospice.

Secondo Kübler-Ross, la persona può attraversare cinque possibili stadi di risposta alla morte: negazione, rabbia, negoziazione, depressione e accettazione. È importante sottolineare che questi stadi non sono rigidi né universali: non tutte le persone li attraversano nello stesso ordine o con la stessa intensità.

Il ruolo dell’OSS nelle diverse fasi emotive

Nella fase di negazione, la persona può rifiutare la diagnosi o minimizzare la gravità della situazione. In questo momento l’OSS deve evitare confronti diretti o forzature, offrendo invece presenza, ascolto e continuità assistenziale, nel rispetto dei tempi della persona.

La rabbia può manifestarsi attraverso atteggiamenti aggressivi o ostili, talvolta diretti anche verso gli operatori. L’OSS deve riconoscere che questa reazione non è personale, ma parte del processo di elaborazione della perdita, mantenendo autocontrollo, empatia e professionalità.

Durante la fase di negoziazione, la persona tenta di rimandare la morte attraverso promesse interiori o patti, spesso di tipo spirituale o religioso. Il compito dell’OSS è rispettare le convinzioni individuali, favorire un clima di fiducia e segnalare all’équipe eventuali bisogni specifici.

La depressione è caratterizzata da tristezza profonda, pianto, silenzio e ritiro. In questa fase l’OSS, grazie alla sua presenza costante, svolge un ruolo fondamentale nel garantire supporto emotivo non verbale, rispetto della sofferenza e segnalazione di eventuali segnali di disagio rilevante.

Nella fase di accettazione, la persona può apparire più tranquilla e distaccata, concentrata sul proprio mondo interiore. L’OSS contribuisce a garantire comfort, silenzio, dignità, rispetto della privacy e dei desideri espressi.

I segni fisici del morire e l’osservazione dell’OSS

Dal punto di vista fisico, la persona morente presenta una progressiva compromissione delle funzioni vitali. La riduzione dell’ossigenazione e della circolazione porta a una diminuzione della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca, mentre il cervello perde progressivamente la capacità di regolare i centri vitali.

I segni più frequenti includono:

  • pallore, cianosi o marezzatura della cute;
  • estremità fredde;
  • polso debole o irregolare;
  • respirazione irregolare o rumorosa, come nel respiro di Cheyne-Stokes;
  • difficoltà nella deglutizione e perdita dell’appetito;
  • riduzione della diuresi e possibile incontinenza;
  • debolezza generalizzata;
  • aumento della sonnolenza, agitazione o disorientamento;
  • ridotta risposta agli stimoli.

L’OSS ha il compito di osservare attentamente, garantire igiene, comfort, postura adeguata, ambiente tranquillo e riferire tempestivamente all’infermiere ogni cambiamento significativo.

L’assistenza dopo la morte

L’assistenza non termina con il decesso della persona. L’OSS collabora con l’infermiere nella cura del corpo, nel rispetto della dignità del defunto e dei bisogni dei familiari. È importante mantenere un ambiente ordinato, riservato e rispettoso, riducendo l’impatto visivo del materiale sanitario.

I familiari possono desiderare di trascorrere del tempo con la salma: l’OSS deve mantenere un atteggiamento empatico, discreto e professionale, rispettando convinzioni religiose, spirituali e culturali. In caso di morte improvvisa, è fondamentale attenersi scrupolosamente alle procedure e non rimuovere dispositivi senza indicazioni precise.

In conclusione l’Operatore Socio-Sanitario, pur non avendo un ruolo clinico decisionale nella constatazione della morte, rappresenta una figura chiave nell’assistenza al paziente morente e nel supporto ai familiari. Attraverso osservazione, presenza, ascolto e rispetto, l’OSS contribuisce concretamente a garantire umanità, dignità e rispetto in uno dei momenti più delicati dell’assistenza sanitaria.


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