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La morte rappresenta uno degli eventi più complessi e delicati nell’ambito sanitario e socio-assistenziale. Per l’Operatore Socio-Sanitario (OSS), che spesso accompagna la persona nelle ultime fasi della vita, la gestione del fine vita richiede non solo competenze pratiche, ma anche consapevolezza etica, capacità relazionali e conoscenza dei processi fisici ed emotivi legati al morire.
Comprendere cosa si intende per morte, come può essere vissuta dalla persona morente e quale sia il ruolo specifico dell’OSS è fondamentale per garantire un’assistenza rispettosa, dignitosa e umanizzata.
In ambito sanitario la morte non è un concetto astratto, ma viene definita secondo criteri precisi e condivisi, fondamentali anche dal punto di vista normativo ed etico.
In generale, la morte può essere intesa in tre modi principali:
Il criterio più utilizzato è quello della cessazione cardiaco-polmonare, che consiste nell’arresto irreversibile del battito cardiaco e della respirazione. Questo evento definisce la cosiddetta morte clinica.
Esistono tuttavia situazioni più complesse. Nel caso della cessazione del sistema cerebrale superiore, la persona perde coscienza, capacità di comunicazione e percezione degli stimoli, ma può mantenere una respirazione autonoma. Diverso è il caso della morte del sistema cerebrale inferiore, in cui vengono meno le funzioni vitali automatiche, rendendo necessario il supporto artificiale per la respirazione e la circolazione.
Dal punto di vista legale, la constatazione e la certificazione della morte spettano esclusivamente a figure sanitarie abilitate. L’OSS non dichiara né certifica la morte, ma collabora con l’équipe segnalando tempestivamente l’assenza di segni vitali e attenendosi alle procedure previste dalla struttura.
Nel percorso di fine vita non è sufficiente considerare soltanto gli aspetti biologici del morire. La morte coinvolge profondamente anche la sfera emotiva, psicologica e relazionale della persona.
Un riferimento teorico fondamentale è la teoria elaborata nel 1969 dalla psichiatra Elisabeth Kübler-Ross, che ha avuto un ruolo centrale nello sviluppo di un approccio più umano e partecipato all’assistenza dei malati terminali. Il suo lavoro ha contribuito anche alla nascita e allo sviluppo dei programmi hospice.
Secondo Kübler-Ross, la persona può attraversare cinque possibili stadi di risposta alla morte: negazione, rabbia, negoziazione, depressione e accettazione. È importante sottolineare che questi stadi non sono rigidi né universali: non tutte le persone li attraversano nello stesso ordine o con la stessa intensità.
Nella fase di negazione, la persona può rifiutare la diagnosi o minimizzare la gravità della situazione. In questo momento l’OSS deve evitare confronti diretti o forzature, offrendo invece presenza, ascolto e continuità assistenziale, nel rispetto dei tempi della persona.
La rabbia può manifestarsi attraverso atteggiamenti aggressivi o ostili, talvolta diretti anche verso gli operatori. L’OSS deve riconoscere che questa reazione non è personale, ma parte del processo di elaborazione della perdita, mantenendo autocontrollo, empatia e professionalità.
Durante la fase di negoziazione, la persona tenta di rimandare la morte attraverso promesse interiori o patti, spesso di tipo spirituale o religioso. Il compito dell’OSS è rispettare le convinzioni individuali, favorire un clima di fiducia e segnalare all’équipe eventuali bisogni specifici.
La depressione è caratterizzata da tristezza profonda, pianto, silenzio e ritiro. In questa fase l’OSS, grazie alla sua presenza costante, svolge un ruolo fondamentale nel garantire supporto emotivo non verbale, rispetto della sofferenza e segnalazione di eventuali segnali di disagio rilevante.
Nella fase di accettazione, la persona può apparire più tranquilla e distaccata, concentrata sul proprio mondo interiore. L’OSS contribuisce a garantire comfort, silenzio, dignità, rispetto della privacy e dei desideri espressi.
Dal punto di vista fisico, la persona morente presenta una progressiva compromissione delle funzioni vitali. La riduzione dell’ossigenazione e della circolazione porta a una diminuzione della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca, mentre il cervello perde progressivamente la capacità di regolare i centri vitali.
I segni più frequenti includono:
L’OSS ha il compito di osservare attentamente, garantire igiene, comfort, postura adeguata, ambiente tranquillo e riferire tempestivamente all’infermiere ogni cambiamento significativo.
L’assistenza non termina con il decesso della persona. L’OSS collabora con l’infermiere nella cura del corpo, nel rispetto della dignità del defunto e dei bisogni dei familiari. È importante mantenere un ambiente ordinato, riservato e rispettoso, riducendo l’impatto visivo del materiale sanitario.
I familiari possono desiderare di trascorrere del tempo con la salma: l’OSS deve mantenere un atteggiamento empatico, discreto e professionale, rispettando convinzioni religiose, spirituali e culturali. In caso di morte improvvisa, è fondamentale attenersi scrupolosamente alle procedure e non rimuovere dispositivi senza indicazioni precise.
In conclusione l’Operatore Socio-Sanitario, pur non avendo un ruolo clinico decisionale nella constatazione della morte, rappresenta una figura chiave nell’assistenza al paziente morente e nel supporto ai familiari. Attraverso osservazione, presenza, ascolto e rispetto, l’OSS contribuisce concretamente a garantire umanità, dignità e rispetto in uno dei momenti più delicati dell’assistenza sanitaria.
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