“Fatti crescere le tette così lo puoi allattare”, la frase choc del capo costa cara all’azienda

Il Tribunale di Trento riconosce il mobbing, condanna l'azienda al reintegro e paga 11mila euro di risarcimento per danni psicofisici
Tribunale di Trento sentenza reintegro lavoratore mobbing paternità

La frase umiliante “Fatti crescere le tette così lo puoi allattare” è costata cara a un’azienda trentina. Il Tribunale del Lavoro di Trento ha condannato la Lego spa (Legatoria Editoriale Giovanni Olivotto) a reintegrare un operaio 41enne, licenziato nel 2022 dopo anni di mobbing e declassamento professionale.

Secondo quanto ricostruito in aula, il lavoratore, assunto nel 1997 e diventato capomacchina nel 2004, ha subito un progressivo demansionamento a partire dal 2016. L’episodio più grave risale al 2017, quando, in occasione della nascita del figlio, il dipendente usufruì dei permessi di paternità. Il caporeparto, invece di rispettare il suo diritto, lo derise pubblicamente con la frase sopra citata, aggiungendo: “Vergogna”.

La spirale depressiva e i 194 giorni di assenza

La sentenza, depositata il 17 febbraio 2026 ma resa nota solo recentemente, ha accertato che queste umiliazioni hanno contribuito all’insorgenza di un grave disturbo dell’adattamento con ansia e umore depresso, sfociato in una depressione cronica. I consulenti psichiatrici nominati dal giudice Flai hanno quantificato il danno all’integrità psicofisica del lavoratore in un 6% permanente.

A causa di questo stato di salute, l’operaio ha accumulato ben 194 giorni di assenza tra il 2019 e il 2022, fino al licenziamento definitivo del 28 luglio.

La decisione del giudice: reintegro e 11mila euro di risarcimento

Il giudice ha dato pienamente ragione al lavoratore, assistito dall’avvocato Maurizio Roat, che aveva depositato ricorso nel febbraio 2023. L’azienda è stata condannata a:

  • Reintegrare immediatamente il dipendente.
  • Pagare tutti gli stipendi arretrati dal 2 agosto 2022 al 14 ottobre 2024, comprensivi di interessi legali e contributi.
  • Risarcire il danno non patrimoniale con un assegno di 11.351 euro.

“Punirne uno per educare gli altri”

Un testimone ha svelato la strategia aziendale: durante una conversazione tra direttore e caporeparto, i due avrebbero affermato che occorreva “punirne uno per educare gli altri”. Un chiaro intento vessatorio che ha ribaltato la posizione dell’azienda in tribunale. La vicenda rappresenta un precedente importante nella lotta al mobbing e alla discriminazione contro i padri lavoratori.

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