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Oggi molti giovani non ne hanno mai sentito il profumo, eppure la Panada alla contadina ha sostenuto intere generazioni quando la carne era un lusso e il pane avanzato era l’unico tesoro in dispensa. Un piatto che oggi definiremmo “di recupero”, ma che per decenni è stato il confine tra la cena e la fame.
L’Italia della ricostruzione era un Paese di mercati neri e tessere del pane. In quel clima di privazione, la cucina era l’arte di creare l’abbondanza dal nulla. Nasce così questa variante di gazpacho caldo: una zuppa densa, quasi una crema, che trasformava il pane vecchio di settimane in un pasto corroborante. Se il gazpacho spagnolo punta sulla freschezza, la Panada italiana puntava al calore estremo: doveva illudere lo stomaco di essere pieno per molte ore.
La Panada: un’emulsione di pane raffermo, aglio schiacciato e un filo d’olio, pensata per scaldare le ossa dopo il lavoro nei campi.
La memoria di questo piatto si ritrova nei racconti dei reduci e nei diari rurali. Era la pietanza “di tutti i giorni” che, non appena è arrivato il benessere degli anni ’60, è stata cancellata dalle tavole perché ricordava troppo i giorni della cinghia tirata.
La Panada non era una scelta gastronomica, era una necessità matematica. Si basava su tre ingredienti che non mancavano mai, anche nelle case più povere:
Il risultato era una pappa tiepida, perfetta per i bambini e per chi tornava dal bosco. L’aglio non serviva solo per il sapore: era considerato l’antibiotico dei poveri, un modo per tenere lontani i malanni quando il medico costava troppo.
Rileggere il procedimento oggi fa impressione per la sua nudità . Non servivano bilance, bastava la fame come unità di misura.
Non esisteva una versione “ufficiale”: ogni nonna aveva il suo segreto, come l’aggiunta di una crosta di parmigiano grattata fino all’osso o un goccio d’aceto per dare una punta di acidità simile al gazpacho.
Con la fine della fame, la Panada è diventata un “ricordo scomodo”. È una ricetta che non si presta alle foto su Instagram e non si trova nei menu dei ristoranti stellati. Richiede troppo tempo per ammorbidire il pane e ha un’estetica visivamente povera. Tuttavia, paradossalmente, oggi è il piatto perfetto per la nostra epoca: è totalmente vegetariano, a spreco zero e costa meno di 50 centesimi a porzione.
| Elemento | Panada (Italia) | Ajo-Molinero (Spagna) |
| Ingrediente base | Pane e Acqua | Pane, Pomodoro e Peperone |
| Aroma dominante | Aglio e Salvia | Aglio e Peperone verde |
| Consistenza | Morbida e vellutata | Densa e granulosa |
| Scopo storico | Sopravvivenza invernale | Sostentamento nei campi |
Chi vuole riportarla in tavola oggi può farlo come scelta di sostenibilità radicale. Usare il pane casereccio di qualità , magari integrale, trasforma questo piatto di miseria in un’esperienza gourmet di “cucina ancestrale”.
Riscoprire la Panada significa onorare la resilienza dei nostri nonni e imparare una lezione fondamentale: nella dispensa di chi sa cucinare, nulla è mai veramente da buttare.
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