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In poco più di un decennio, i casi diagnosticati di cancro della pelle in Brasile sono aumentati in modo esponenziale: da 4.237 nel 2014 a 72.728 nel 2024, con un incremento di oltre 17 volte. A certificare la crescita è la Sociedade Brasileira de Dermatologia (SBD), che lancia un allarme sulla diffusione della patologia e sulle profonde disuguaglianze nell’accesso alla diagnosi e alle cure.
Nel 2024 il tasso nazionale ha raggiunto 34,27 casi ogni 100 mila abitanti, un valore lievemente inferiore al picco registrato nel 2023 ma comunque indicativo di una tendenza strutturale. La mappa dell’incidenza mostra un Paese spaccato in due: le regioni Sud e Sud-Est concentrano le percentuali più elevate, mentre Nord e Nord-Est restano sotto la media, pur evidenziando segnali di crescita in alcuni Stati.
Nel dettaglio, la classifica degli Stati con il maggior numero di casi vede al primo posto Espírito Santo, con 139,37 diagnosi ogni 100 mila abitanti, seguito da Santa Catarina con 95,65. Un dato quasi triplo rispetto alla media nazionale, che conferma la vulnerabilità del Sud del Paese.
A sorprendere gli esperti è anche il caso di Rondônia, Stato del Nord che con 85,11 casi per 100 mila abitanti si colloca ai vertici della graduatoria, rompendo lo schema geografico tradizionale. Secondo la SBD, si tratta di un segnale che richiede attenzione, perché indica come il fenomeno non sia più circoscritto alle sole aree storicamente considerate a rischio.
Gli specialisti individuano una combinazione di cause alla base dell’aumento dei casi. Nelle regioni meridionali pesa innanzitutto la maggiore presenza di persone con pelle chiara, più sensibile ai danni provocati dai raggi ultravioletti. A questo si aggiunge una elevata esposizione solare, legata sia alle attività lavorative all’aperto sia al tempo libero, soprattutto nelle aree costiere.
Un altro elemento chiave è l’invecchiamento della popolazione: il rischio di sviluppare tumori cutanei cresce infatti con l’età e con l’esposizione cumulativa al sole nel corso della vita. “I dati riflettono una somma di fattori ambientali, demografici e comportamentali”, sottolinea la SBD, che invita a rafforzare le politiche di prevenzione primaria.
Parte dell’aumento, spiegano i dermatologi, è attribuibile anche a una migliore capacità di registrazione dei casi. Dal 2018, infatti, per gli esami di biopsia è diventato obbligatorio indicare il Cartão Nacional de Saúde e il codice della Classificazione Internazionale delle Malattie (CID), rendendo più accurata la raccolta dei dati.
Ma il quadro non è rassicurante. Il miglioramento delle notifiche convive con un problema strutturale: l’accesso diseguale alla diagnosi. Chi si affida al Sistema Único de Saúde (SUS) incontra ostacoli ben maggiori rispetto ai pazienti della sanità privata.
Secondo il rapporto della SBD, gli utenti del SUS hanno 2,6 volte più difficoltà a ottenere una visita dermatologica rispetto a chi si rivolge alla rete privata. Un divario che incide direttamente sulla possibilità di individuare il tumore in fase precoce, quando le probabilità di guarigione sono più elevate e i trattamenti meno invasivi.
Nel 2024 il numero di consulti dermatologici nel sistema pubblico è tornato su livelli simili a quelli pre-pandemia, ma resta nettamente inferiore rispetto alla sanità supplementare, dove si superano i 10 milioni di visite all’anno. Le conseguenze sono evidenti: mentre nel Sud e nel Sud-Est l’avvio delle cure avviene mediamente entro 30 giorni, in altre aree del Paese l’attesa può superare i due mesi.
A pesare ulteriormente è la distribuzione disomogenea delle strutture specializzate. I principali centri di riferimento per la diagnosi e il trattamento del cancro della pelle si trovano in prevalenza nel Sud e nel Sud-Est, lasciando vaste porzioni del Nord e del Nord-Est con un’offerta limitata. Una carenza che costringe molti pazienti a lunghi spostamenti o a rinunciare a controlli tempestivi.
La SBD avverte che le diagnosi tardive comportano interventi chirurgici più complessi, costi più elevati per il sistema sanitario e un impatto maggiore sulla qualità della vita dei pazienti.
Di fronte a questo scenario, la Società Brasiliana di Dermatologia chiede misure urgenti. Tra le priorità indicate figurano il rafforzamento delle campagne di prevenzione, l’educazione all’esposizione solare responsabile e il miglior accesso al filtro solare, considerato lo strumento più efficace per ridurre il rischio.
In questo contesto, la SBD sostiene l’inserimento delle creme solari tra i beni essenziali nell’ambito della riforma fiscale, con l’obiettivo di abbassarne il costo e renderle accessibili a una fascia più ampia della popolazione. “La prevenzione, ribadiscono gli esperti, resta l’arma principale contro una patologia in costante crescita”.
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