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La pandemia di Covid-19 continua a lasciare segni profondi, non solo sul piano sanitario ed economico, ma anche nello sviluppo cognitivo dei più piccoli. Una nuova ricerca condotta da Università di Harvard e Università della California a Berkeley evidenzia come gli anni segnati da lockdown e restrizioni abbiano inciso sulle cosiddette funzioni esecutive nei bambini.
Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Child Development, ha analizzato un ampio campione di oltre 3.100 bambini tra i 3 e gli 11 anni, provenienti da contesti etnici e socioeconomici diversi. L’obiettivo era osservare nel tempo l’evoluzione delle capacità cognitive legate all’autoregolazione e all’apprendimento.
Le funzioni esecutive rappresentano un insieme di abilità mentali fondamentali: comprendono la capacità di concentrarsi, controllare gli impulsi e pianificare azioni orientate a uno scopo. Si tratta di competenze che si sviluppano rapidamente durante l’infanzia e che influenzano in modo diretto il rendimento scolastico e il benessere a lungo termine.
Per misurarle, i ricercatori hanno utilizzato la Minnesota Executive Function Scale, un test digitale progettato per valutare in modo standardizzato queste abilità nei bambini.
I dati raccolti mostrano un rallentamento significativo nello sviluppo medio delle funzioni esecutive dopo l’inizio della pandemia. Il calo, secondo gli studiosi, non riguarda solo specifici gruppi, ma attraversa tutte le fasce economiche considerate nello studio.
Questo elemento suggerisce che l’impatto delle restrizioni sociali, della chiusura delle scuole e dei cambiamenti nelle routine quotidiane abbia avuto effetti diffusi e trasversali.
Secondo il team di ricerca, questi risultati possono aiutare a comprendere alcune difficoltà emerse negli ultimi anni tra i più giovani: problemi di concentrazione, aumento dei comportamenti impulsivi e un calo generale nelle performance scolastiche.
Gli esperti sottolineano inoltre il ruolo cruciale dell’ambiente nello sviluppo cognitivo. La pandemia, alterando contesti educativi e relazioni sociali, avrebbe quindi influito in modo diretto su queste capacità .
Gli autori dello studio invitano a rafforzare gli interventi educativi e sociali per sostenere i bambini nella fase post-pandemica. Tra le priorità indicate: migliorare gli ambienti di apprendimento, promuovere attività che stimolino l’autocontrollo e investire in strategie mirate a recuperare il gap accumulato.
Ulteriori ricerche saranno necessarie per comprendere meglio i meccanismi alla base di questi cambiamenti e per individuare soluzioni efficaci. L’obiettivo, concludono gli studiosi, è garantire ai bambini strumenti adeguati per affrontare le sfide future, riducendo gli effetti a lungo termine di una crisi senza precedenti.
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