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STRASBURGO – Le decisioni dei medici sull’interruzione dei trattamenti di sostegno vitale possono prevalere sulle volontà espresse dal paziente nel biotestamento. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha respinto il ricorso presentato contro la Francia dai familiari di un uomo deceduto nel 2022 dopo la sospensione delle cure.
La vicenda nasce dall’incidente avvenuto il 18 maggio 2022, quando l’uomo era stato investito dal furgone su cui stava effettuando riparazioni. Trasportato in ospedale, i medici avevano accertato l’assenza di riflessi del tronco cerebrale, l’assenza di attività cerebrale e gravi lesioni anossiche. Successivamente, il Consiglio di Stato aveva autorizzato l’interruzione dei trattamenti, decisione che ha portato al decesso il 16 dicembre 2022.
A ricorrere a Strasburgo sono state la moglie e due sorelle dell’uomo, sostenendo che – alla luce delle sue direttive anticipate, nelle quali aveva espresso la volontà di essere mantenuto in vita in circostanze analoghe – lo Stato francese avrebbe violato il diritto alla vita garantito dall’articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Secondo le ricorrenti, la normativa francese – che consente ai medici di non applicare le direttive anticipate quando queste “appaiono manifestamente inappropriate” – attribuirebbe alle autorità un margine di discrezionalità eccessivo, con il rischio di arbitrarietà.
La Corte, tuttavia, ha respinto questa tesi. Nella sentenza, i giudici affermano che la scelta del legislatore francese rientra nel “margine di discrezionalità” riconosciuto agli Stati nel bilanciamento tra interessi concorrenti, e che il quadro legislativo francese è compatibile con l’articolo 2 della Convenzione.
La Cedu ha inoltre sottolineato che il processo decisionale dei medici è stato collegiale e ha tenuto conto non solo delle volontà espresse dal paziente ma anche delle opinioni dei familiari. Anche le decisioni dei tribunali francesi, secondo i giudici europei, hanno rispettato i requisiti previsti dalla Convenzione.
La pronuncia costituisce un precedente per tutti gli Stati aderenti al Consiglio d’Europa, nei casi in cui le normative nazionali siano equiparabili a quella francese in materia di fine vita. Il tema resta al centro del dibattito giuridico e politico in diversi Paesi europei, dove il bilanciamento tra autodeterminazione del paziente e responsabilità medica continua a sollevare questioni etiche e costituzionali.
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