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Una visita privata, rapida ma carica di significato istituzionale, in una domenica mattina che porta ancora i segni della guerriglia urbana del giorno precedente. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è atterrata a Torino domenica 1 febbraio 2026 per recarsi immediatamente all’Ospedale Molinette. Lì, in una stanza del reparto dove la tensione degli scontri lascia spazio al dolore e alla convalescenza, ha incontrato Alessandro Calista, il giovane agente del reparto mobile di Padova divenuto il volto simbolo delle violenze scoppiate durante il corteo contro la chiusura del centro sociale Askatasuna.
Nessuna dichiarazione ai microfoni all’uscita, solo un volto scuro e determinato. Le parole, pesanti come pietre, sono state affidate poco dopo ai canali social, accompagnate dalle immagini dell’incontro: “L’Italia giusta è al vostro fianco e vi sostiene. Sempre”. Un messaggio che traccia una linea netta tra le istituzioni e chi, sabato pomeriggio, ha trasformato le strade del capoluogo piemontese in un campo di battaglia.
Vedi anche: Il video del pestaggio al poliziotto durante il corteo Askatasuna
Quanto accaduto sabato 31 gennaio non è stato un semplice momento di tensione durante una manifestazione di dissenso, ma un vero e proprio assalto pianificato, come trapela dalle prime ricostruzioni e dalle stesse parole della vittima. Alessandro Calista, 29 anni, si è trovato al centro di una furia cieca mentre era in servizio per garantire l’ordine pubblico. Secondo le testimonianze e i video che stanno circolando in queste ore, l’agente è stato isolato dal suo contingente e accerchiato da una decina di manifestanti. Non si trattava di contestatori pacifici: erano uomini vestiti di nero, a volto coperto, equipaggiati per fare male.
Il bilancio clinico parla chiaro e racconta una brutalità inaudita: contusioni multiple su tutto il corpo e una ferita profonda alla coscia sinistra, provocata da un colpo di martello. “Erano molto organizzati”, ha sussurrato l’agente dal suo letto d’ospedale, confermando la sensazione che l’attacco al contingente delle forze dell’ordine non sia stato casuale, ma una tattica di guerriglia preordinata. La ferita alla gamba è stata suturata dai medici delle Molinette, e fortunatamente le sue condizioni generali non sono giudicate gravi, ma lo shock e la violenza dell’aggressione restano.
I numeri forniti da Azienda Zero e dalla Centrale Operativa del 118 restituiscono la dimensione reale della devastazione: sono 103 le persone soccorse e trasferite negli ospedali torinesi. Di questi, ben 29 appartengono alle forze dell’ordine. Oltre a Calista, un altro collega è ricoverato alle Molinette, mentre un terzo agente si trova in osservazione al CTO. Un bollettino di guerra che ha trasformato una protesta politica sulla gestione degli spazi sociali in una giornata di sangue, costringendo il sistema sanitario locale a un maxi-lavoro di gestione delle emergenze per smistare i feriti tra i vari presidi della città.
L’Italia giusta è al vostro fianco e vi sostiene. Sempre. pic.twitter.com/Bet1nJhUxX
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) February 1, 2026
La presenza di Giorgia Meloni al capezzale dei feriti non è solo un atto di cortesia, ma un preciso segnale politico in un momento di forte tensione sociale. Arrivata di buon mattino, la Premier è stata accolta dai vertici sanitari e dal governatore del Piemonte, Alberto Cirio, che ha voluto testimoniare la vicinanza della Regione agli uomini in divisa. La visita è durata circa dieci minuti: un tempo breve, ma sufficiente per guardare negli occhi chi ha rischiato la vita per lo Stato e per ribadire che il governo non intende tollerare simili escalation di violenza.
Nel suo messaggio diffuso via X (ex Twitter), la Presidente del Consiglio ha voluto allargare l’abbraccio a tutto il comparto sicurezza: “Questa mattina sono stata all’ospedale Le Molinette di Torino per portare, a nome dell’Italia, la solidarietà a due degli agenti rimasti feriti negli scontri di ieri e, attraverso loro, a tutti i militari e gli appartenenti alle Forze dell’ordine coinvolti”. L’espressione “L’Italia giusta” utilizzata dalla Premier non è casuale: evoca una contrapposizione morale tra chi serve le istituzioni democratica e chi utilizza la violenza di piazza come strumento di lotta politica.
Il contesto, d’altronde, è incandescente. La manifestazione era stata indetta per protestare contro la chiusura dello storico centro sociale Askatasuna, un luogo simbolo dell’antagonismo torinese. Tuttavia, le modalità della protesta hanno rapidamente travalicato i confini del dissenso legittimo. L’attacco al poliziotto, colpito con un martello mentre era a terra, segna un salto di qualità nella violenza che preoccupa il Viminale e l’opinione pubblica. La visita della Meloni serve quindi a blindare politicamente le forze di polizia, spesso al centro di polemiche nella gestione dell’ordine pubblico, ribadendo che di fronte ad aggressioni “organizzate” e paramilitari, lo Stato si schiera compatto a difesa dei suoi servitori. Mentre le indagini della Digos proseguono per identificare gli aggressori incappucciati, la politica si stringe attorno ad Alessandro e ai suoi colleghi, nel tentativo di isolare le frange violente che hanno insanguinato Torino.
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