Trump, perché ha quei lividi sulle mani? La diagnosi ufficiale della Casa Bianca

A Davos il Presidente mostra segni evidenti. La Casa Bianca: "Insufficienza venosa". Ma preoccupa la lettera al premier norvegese.
Donald Trump a Davos 2026 con vistosi lividi sulla mano sinistra

Nuove ombre si allungano sulle condizioni psicofisiche di Donald Trump. Giovedì 22 gennaio, durante il suo intervento al World Economic Forum di Davos, il Presidente degli Stati Uniti è apparso con un vistoso livido sulla mano sinistra, riaccendendo istantaneamente il dibattito globale sul suo stato di salute a un anno esatto dall’inizio del suo secondo mandato.

L’episodio, avvenuto mentre il tycoon si rivolgeva ai leader politici internazionali subito dopo la cerimonia di firma del Board of Peace, non è passato inosservato ai fotografi e agli osservatori presenti. I segni sulla pelle, sempre più evidenti, si sono sommati a una serie di discorsi ritenuti “poco centrati” e sconnessi, alimentando i dubbi di analisti e alleati.

La diagnosi della Casa Bianca: insufficienza venosa

Di fronte al moltiplicarsi delle speculazioni, la Casa Bianca ha rilasciato una spiegazione ufficiale. Secondo lo staff medico presidenziale, Trump soffre di insufficienza venosa cronica, una patologia che può causare gonfiori ed ematomi, specialmente agli arti. La diagnosi è giunta in seguito a controlli approfonditi, tra cui ecografie e una risonanza magnetica, eseguiti dopo che il Presidente aveva notato un lieve edema.

La portavoce Karoline Leavitt ha tenuto a precisare che gli esami clinici non hanno evidenziato segni di trombosi venosa profonda né patologie arteriose. «Il presidente gode di buona salute», ha dichiarato Leavitt, nel tentativo di arginare le voci più allarmistiche che circolano da mesi.

Non è infatti la prima volta che le mani del Presidente destano sospetti. Già durante un precedente incontro con Emmanuel Macron, la presenza di lividi era stata giustificata dallo staff come conseguenza delle numerose strette di mano. In un’altra occasione, parlando al Wall Street Journal lo scorso gennaio, lo stesso Trump aveva ammesso di assumere aspirina in dosi superiori a quelle raccomandate per “fluidificare il sangue” e proteggere il cuore.

Il caso della lettera alla Norvegia e i dubbi sulla lucidità

Se i lividi preoccupano i medici, sono le dichiarazioni del Presidente a mettere in allarme le cancellerie. A sollevare nuovi dubbi sulla stabilità mentale dell’inquilino della Casa Bianca è una missiva inviata al premier norvegese Jonas Gahr Støre. Nel testo, Trump recrimina per il mancato assegnamento del Nobel per la Pace, che a suo dire avrebbe meritato per aver “fermato più di otto guerre”.

Il contenuto della lettera assume toni minacciosi e confusi: «Dal momento che il vostro Paese ha scelto di non assegnarmi il Nobel… non mi sento più vincolato a pensare solo alla pace». Un passaggio che si inserisce in un quadro di uscite pubbliche caratterizzate da ricostruzioni improbabili e affermazioni iperboliche.

Le reazioni dello staff e degli osservatori

La percezione di un peggioramento è condivisa anche da figure vicine all’amministrazione. Secondo quanto riportato, la capa di gabinetto Susie Wiles avrebbe descritto il Presidente come un uomo convinto di “poter fare qualunque cosa”, mentre l’ex segretario al Lavoro Robert Reich sostiene apertamente che Trump “non sia più razionale”.

Torna così d’attualità il giudizio espresso da alcuni autorevoli psichiatri nel 2017, che definirono la personalità del tycoon come un mix di narcisismo e pericolosa impulsività. Oggi, con i segni fisici evidenti ripresi a Davos e una retorica sempre più sconnessa, quel quadro clinico sembra trovare nuove conferme.

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