Aviaria, aumentano i focolai in Europa: l’Italia attiva le misure di prevenzione

L'influenza aviaria torna a crescere in Europa con 60 nuovi focolai. In Italia parte la vaccinazione preventiva negli allevamenti del Nord.
Gallina in allevamento avicolo, contesto di allerta per influenza aviaria

L’influenza aviaria torna al centro dell’attenzione mediatica e sanitaria, spingendosi tra i trend più cercati, mentre in Europa si registra un nuovo aumento dei focolai negli allevamenti avicoli. Nelle ultime settimane sono circa 60 i casi segnalati in diversi Paesi dell’Unione europea, tra cui Belgio, Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi, Polonia e Italia. Una diffusione che ha spinto la Commissione europea a intensificare il monitoraggio della situazione, sia sul fronte della salute animale sia su quello della salute pubblica.

Il virus dell’aviaria è considerato un “osservato speciale” perché, pur colpendo quasi esclusivamente gli uccelli, appartiene alla categoria delle zoonosi, ovvero malattie che possono potenzialmente passare dagli animali all’uomo. Al momento, tuttavia, nell’Unione europea non sono stati segnalati casi di infezione umana. Il rischio per la popolazione generale resta basso, come ribadito dall’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, che continua a seguire con attenzione l’evoluzione dei ceppi virali.

Influenza aviaria in Italia: focolai attivi, aree a rischio e piano vaccini

In Italia la situazione è sotto controllo ma richiede vigilanza. I focolai attivi sono attualmente 43, concentrati soprattutto nel Nord del Paese, in particolare in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, aree caratterizzate da un’alta densità di allevamenti e dal passaggio delle rotte migratorie degli uccelli selvatici. Proprio questi ultimi rappresentano uno dei principali vettori del virus, che può diffondersi attraverso le deiezioni e contaminare gli ambienti di allevamento.

Secondo l’epidemiologo Massimo Ciccozzi, l’aumento dei focolai registrato tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 conferma la necessità di mantenere alta l’attenzione. “Stiamo assistendo a una crescita dei casi di influenza aviaria ad alta patogenicità negli allevamenti avicoli, ha spiegato. È fondamentale rafforzare le misure di biosicurezza e il monitoraggio, soprattutto per chi lavora a stretto contatto con gli animali”.

Proprio in quest’ottica, il ministero della Salute ha annunciato l’avvio, dalla prossima primavera, di un piano nazionale di vaccinazione preventiva per galline ovaiole e tacchini nelle zone considerate più a rischio. L’obiettivo è ridurre la circolazione del virus, limitare l’abbattimento dei capi infetti e contenere l’impatto economico sugli allevatori. Una strategia che si inserisce in un approccio di prevenzione più ampio, basato sul principio “One Health”, che considera strettamente interconnesse la salute umana, animale e ambientale.

Le autorità sanitarie sottolineano inoltre che non vi sono rischi per i consumatori: carne e uova restano sicure, grazie ai controlli veterinari costanti e alle rigorose misure di sicurezza lungo tutta la filiera. L’attenzione resta però alta sul possibile rischio di mutazioni del virus, che in teoria potrebbero favorire un salto di specie. Per questo motivo, la sorveglianza scientifica continua a livello nazionale ed europeo, con l’obiettivo di intercettare tempestivamente eventuali cambiamenti e intervenire con misure mirate.

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