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La graduatoria nazionale del nuovo accesso a Medicina segna uno spartiacque per migliaia di studenti. Con l’addio ai quiz a crocette e l’introduzione del semestre filtro, il primo bilancio restituisce numeri imponenti e, allo stesso tempo, un carico di aspettative spezzate. Gli idonei complessivi per Medicina, Odontoiatria e Veterinaria sono oltre 25mila, ma i posti effettivamente disponibili negli atenei italiani restano poco sotto quota 20mila. Il risultato è una forbice che lascia fuori circa cinquemila ragazzi, costretti a “scivolare” nei corsi affini già indicati in fase di iscrizione: Biotecnologie, Biologia, Farmacia, Scienze infermieristiche.
Una soluzione tampone che non placa la delusione di chi puntava al camice bianco. A questi si aggiunge un altro esercito silenzioso: circa 25mila studenti che non hanno superato nemmeno una prova del semestre filtro e che ora dovranno riorientarsi verso altre facoltà. Una fotografia complessa, che racconta di un sistema in transizione, ancora alla ricerca di un equilibrio tra selezione, merito e sostenibilità.
I numeri di Medicina e il peso dei debiti formativi
Guardando alla sola Medicina, il cuore pulsante dell’area sanitaria, i dati parlano chiaro: 22.688 idonei per 17.278 posti messi a bando. Una competizione serrata, in cui la maggioranza degli studenti entra in graduatoria con uno o più debiti da colmare. Solo poco più di 7.600 candidati hanno superato tutte e tre le prove di Biologia, Chimica e Fisica; quasi 8mila ne hanno passate due, mentre il restante 90% della graduatoria è composto da studenti con almeno un’insufficienza da recuperare.
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La “bestia nera” resta Fisica, materia che ha falcidiato migliaia di aspiranti medici e ha spinto il ministero a intervenire in corsa, ampliando la platea degli idonei anche a chi aveva superato una o due prove. Nonostante tutto, c’è una notizia che attenua la tensione: circa 14mila promossi potranno studiare nell’ateneo indicato come prima scelta. Per altri cinquemila, invece, il sogno passa da un trasferimento forzato, con valigia pronta e nuove città da imparare a chiamare casa.
Corsi di recupero e strategie diverse: ogni ateneo fa da sé
Ora la palla passa alle università, chiamate a organizzare i corsi di recupero per circa 9mila studenti ammessi con riserva. Un lavoro delicato, che mette in luce approcci molto diversi. C’è chi, come Pisa, ha scelto una linea di massima apertura, offrendo i corsi anche a chi non ha strappato nemmeno un 18. Firenze punta sul supporto didattico strutturato: lezioni mirate, più appelli d’esame e tutoraggi affidati agli studenti senior, oltre all’aumento dei posti in alcuni corsi a numero programmato locale.
Altri atenei, come Pavia, adottano una linea più rigorosa, privilegiando chi ha superato tutte le prove e limitando i recuperi a chi confluirà nei corsi affini. A Napoli, alla Federico II, i numeri della bocciatura totale raccontano una selezione durissima. In questo mosaico di scelte autonome si riflette la complessità del nuovo sistema: stesso impianto normativo, ma risposte differenti sul territorio.
Le prossime settimane saranno decisive, tra immatricolazioni, scorrimenti e recuperi da chiudere entro fine febbraio. Per molti studenti, il futuro si gioca ora, tra speranza, sacrifici e la consapevolezza che la strada per diventare medico non è mai stata così accidentata.