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Influenza, allarme o semplice evoluzione stagionale? Nei giorni che precedono il Natale la cosiddetta variante K è diventata protagonista di titoli e discussioni, alimentando il timore di una “super influenza”. Ma cosa c’è di vero? E soprattutto: dobbiamo preoccuparci più del solito?
La risposta breve è no, almeno sul piano dell’aggressività del virus. Quella completa, però, è più interessante e aiuta a capire perché questa variante stia facendo così tanto parlare di sé.
La variante K deriva da alcune mutazioni del virus influenzale A/H3N2, lo stesso sottotipo che da anni è responsabile della maggior parte dei casi stagionali. Non si tratta quindi di un nuovo virus, né di un salto di specie, ma di una normale evoluzione genetica dell’influenza.
Secondo Gianni Rezza, professore di Igiene e Sanità pubblica all’Università Vita-Salute San Raffaele, la variante K:
Il clamore nasce quindi non dalla pericolosità, ma da come e quando questa variante si è inserita nella stagione influenzale.
La vera novità della variante K non è la forza del virus, ma il suo impatto sulla dinamica dei contagi.
Quando una mutazione compare a stagione già iniziata, come successo prima nell’emisfero Sud, in particolare in Australia, può accadere che:
Questo significa che, anche senza un picco “esplosivo”, l’influenza può continuare a circolare in modo sostenuto per settimane, soprattutto tra i bambini più piccoli.
Un elemento potenzialmente favorevole è la chiusura delle scuole, dato che la fascia 5-14 anni è tra le principali responsabili della trasmissione dei virus respiratori.
Il rovescio della medaglia? Le festività natalizie.
Tutti contesti in cui il virus trova terreno fertile, soprattutto se si sottovalutano sintomi iniziali come febbre, tosse o mal di gola.
I dati indicano che l’aumento delle infezioni respiratorie acute rientra nei valori attesi per il periodo. I virus influenzali sono ormai predominanti e la variante K è oggi la più diffusa, ma:
Anche dopo il picco, la circolazione del virus potrebbe restare elevata per un periodo non breve.
Il punto più delicato riguarda la protezione vaccinale, soprattutto negli anziani e nei fragili.
I dati disponibili suggeriscono che il vaccino:
In altre parole: non è un vaccino “inutile”, ma uno strumento di mitigazione, particolarmente importante per evitare la congestione degli ospedali.
Più che preoccuparsi della parola “variante”, è utile concentrarsi sui comportamenti:
La variante K non cambia la natura dell’influenza, ma può influenzare la durata della stagione epidemica. Nessun allarme ingiustificato, quindi, ma nemmeno superficialità: l’influenza resta una malattia da prendere sul serio, soprattutto per chi è più vulnerabile.
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