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La disfagia, rappresentata dalla complessità della difficoltà nella deglutizione, emerge come una condizione di rilevante impatto sulla quotidianità e sulla qualità di vita di chi ne è affetto. In questo approfondimento, esploreremo in dettaglio il panorama della disfagia, delineando una chiara distinzione tra la sua manifestazione orofaringea ed esofagea. Attraverso questo percorso esplorativo, non solo ci soffermeremo sulle sfaccettature della condizione stessa, ma analizzeremo altresì le potenziali complicanze correlate e forniremo consigli pratici fondamentali per affrontare questa sfida in modo efficace e migliorare la gestione quotidiana. L’obiettivo è quello di fornire un quadro completo e informativo che non solo sensibilizzi sulla complessità della disfagia, ma che offra anche strumenti utili per affrontare e gestire questa condizione in modo più consapevole e attivo.
La disfagia orofaringea coinvolge la difficoltà nel far passare il materiale dalla bocca all’esofago, spesso associata a patologie neurologiche o disturbi muscolari. Segni come difficoltà nell’iniziare la deglutizione, rigurgito nasale e tosse possono indicare questa forma.
La disfagia orofaringea può determinare l’aspirazione in trachea di materiale ingerito, secrezioni orali o entrambi. L’aspirazione può determinare una polmonite acuta; un’aspirazione ricorrente può infine portare a una patologia respiratoria cronica. Una prolungata disfagia spesso causa un’inadeguata nutrizione e conseguente perdita di peso.
La disfagia esofagea si manifesta con difficoltà nel passaggio del cibo lungo l’esofago, spesso causata da disturbi della motilità o ostruzioni meccaniche.
La disfagia esofagea può portare a perdita di peso, malnutrizione, aspirazione in trachea di materiale ingerito e, in casi gravi, ad addensamento di cibo. L’occlusione da cibo pone i pazienti a rischio di perforazione esofagea spontanea, che può portare a sepsi e persino al decesso.
La disfagia richiede attenzione, con segni d’allarme come ostruzione completa, perdita di peso, nuovi deficit neurologici, e polmoniti ricorrenti. In caso di tali sintomi, la consulenza medica è essenziale per una valutazione accurata.
Il trattamento della disfagia è diretto alla causa specifica. Se si verifica un’occlusione completa, è indicata un’endoscopia del tratto superiore di emergenza. Se si individua un restringimento, un anello o una membrana, si esegue una cauta dilatazione endoscopica. In attesa della risoluzione, i pazienti con disfagia orofaringea possono trarre beneficio dalla valutazione da parte di uno specialista della riabilitazione.
Talvolta i pazienti traggono vantaggio da una diversa posizione del capo durante i pasti, da una rieducazione dei muscoli della deglutizione, da esercizi che migliorano la capacità di accogliere un bolo alimentare nella cavità orale o da esercizi di rinforzo e coordinazione per la lingua. I pazienti con grave disfagia e aspirazione ricorrente possono richiedere una sonda da gastrostomia.
La masticazione, la deglutizione, la degustazione e la comunicazione richiedono una funzione neuromuscolare intatta e coordinata di bocca, viso e collo. La funzione motoria orale diminuisce in modo tangibile con l’età , anche nelle persone sane. Tale ridotta funzione può avere molte manifestazioni:
Riconoscere precocemente i problemi di deglutizione è cruciale. Fattori di rischio includono diminuzione delle abilità cognitive, uso di alcuni farmaci, iperestensione del collo e età avanzata. Le cause possono essere neurologiche, iatrogene, infettive o miopatiche. Dopo cambiamenti legati all’età , le cause più frequenti di disturbi motori orali sono malattie neuromuscolari (p. es., neuropatie craniali causate dal diabete, ictus, morbo di Parkinson, sclerosi laterale amiotrofica, sclerosi multipla). Contribuiscono anche cause iatrogene.
I farmaci (p. es., anticolinergici, diuretici), la radioterapia alla testa e al collo e la chemioterapia possono notevolmente ridurre la produzione di saliva. L’iposalivazione è una delle principali cause di deglutizione ritardata e compromessa.
Il trattamento varia in base alle cause, includendo interventi mirati, terapie logopediche, dilatazioni esofagee, interventi chirurgici o farmaci. L’assistenza infermieristica gioca un ruolo cruciale nell’adattamento dell’alimentazione, monitoraggio e supporto emotivo.
Posizionare il paziente in posizione ortopnoica a letto o mobilizzarlo sulla carrozzina circa venti minuti prima della somministrazione del pasto.
Per quanto riguarda l’alimentazione del paziente:
Dopo il pasto:
In conclusione, affrontare la disfagia richiede una comprensione approfondita delle cause, segni e opzioni di trattamento. Con l’approccio giusto, è possibile migliorare la qualità di vita del paziente disfagico, garantendo una gestione adeguata e un supporto continuo.
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