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È finito “assolto” il caffè, la bevanda simbolo dell’Italia e compagna quotidiana di milioni di italiani. Ma la sentenza non è un “via libera” incondizionato: il consumo moderato, indicativamente non superiore a tre tazzine al giorno, è sicuro per la maggior parte delle persone, mentre va evitato da bambini, adolescenti e soggetti con particolari condizioni cliniche. Il verdetto arriva da un insolito “processo” andato in scena a Milano, promosso dall’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della provincia, in collaborazione con giuristi e medici esperti, tra cui il presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia, il pubblico ministero Tiziana Siciliano e il perito medico legale Umberto Genovese. L’udienza ha visto la partecipazione di avvocati della difesa, testimoni ed esperti scientifici, che hanno discusso il rapporto tra il caffè e la salute pubblica. Dopo un’attenta analisi di evidenze scientifiche su oltre un milione di persone, la Corte ha assolto la bevanda ai sensi dell’articolo 530, comma 2, del Codice di procedura penale, respingendo l’accusa di pericolosità per la salute.
Il dibattito ha evidenziato che, pur essendo generalmente sicuro, il caffè non è privo di rischi. Un consumo eccessivo può provocare effetti cardiovascolari, neurologici e sul sonno, inclusi ipertensione, palpitazioni, insonnia e ansia. Inoltre, il consumo frequente può avere impatti sul cavo orale, dalle macchie dentali a possibili alterazioni del microbiota orale e del metabolismo dell’osso alveolare. Dall’altro lato, il consumo moderato apporta benefici documentati: riduzione del rischio di diabete di tipo 2, ictus, depressione e mortalità generale, oltre a effetti positivi su fegato, funzione cognitiva e qualità della vita. La sentenza, quindi, rappresenta un riconoscimento dell’equilibrio tra rischi e benefici, indicando con precisione soglie di consumo sicure e gruppi vulnerabili a cui prestare attenzione.
Il “processo” al caffè ha avuto una struttura insolita, simile a un dibattito giudiziario, ma con evidenze scientifiche al centro. Durante l’udienza, il pubblico ministero Tiziana Siciliano ha rappresentato la parte che sottolineava i potenziali rischi del consumo eccessivo, mentre la difesa, rappresentata dalle avvocate Ilaria Li Vigni e Giorgia Andreis, ha evidenziato le numerose evidenze scientifiche sui benefici della bevanda. La testimonianza del medico legale Umberto Genovese è stata cruciale: ha spiegato che la caffeina, pur stimolando il sistema nervoso centrale, è generalmente ben tollerata dagli adulti sani, ma può provocare effetti avversi nei soggetti con patologie cardiovascolari, disturbi del sonno o ansia.
Gli esperti hanno anche considerato i dati epidemiologici: studi su più di un milione di persone mostrano che tre tazzine di caffè al giorno sono associate a un rischio minore di diabete di tipo 2, ictus, depressione e mortalità generale. Al contempo, l’eccesso di caffeina, presente anche in energy drink e bevande concentrate, può indurre palpitazioni, aumento della pressione arteriosa e insonnia, effetti che diventano rilevanti soprattutto tra giovani e adolescenti. La Corte ha quindi stabilito un equilibrio: il caffè è sicuro se consumato con moderazione, mentre l’eccesso rappresenta un rischio concreto per specifici gruppi di popolazione.
Un altro punto chiave discusso riguarda l’impatto del caffè sul cavo orale: consumo frequente può provocare macchie dentali e alterazioni del microbiota orale, con conseguenze sul metabolismo dell’osso alveolare. Tuttavia, la qualità della bevanda, la modalità di preparazione e la cura dell’igiene orale possono mitigare questi effetti. La sentenza, quindi, non è un’assoluzione incondizionata, ma un riconoscimento della complessità dei dati scientifici e della necessità di moderazione.
Non tutti possono godere dei benefici del caffè senza rischi. Bambini e adolescenti, per esempio, sono considerati soggetti vulnerabili: la loro sensibilità alla caffeina può provocare iperattività, disturbi del sonno e effetti cardiovascolari, con un rischio potenzialmente maggiore rispetto agli adulti. Per le donne in gravidanza, l’eccesso di caffeina può influenzare la salute fetale, aumentando il rischio di basso peso alla nascita o disturbi del ritmo cardiaco. Pazienti con malattie cardiovascolari, neurologiche o disturbi d’ansia devono prestare attenzione: palpitazioni, ipertensione o insonnia possono essere amplificate dal consumo abituale.
Il limite indicativo di tre tazzine al giorno rappresenta una soglia sicura per adulti sani, ma non deve essere inteso come un invito a superarlo. Gli esperti hanno anche sottolineato l’importanza di considerare altre fonti di caffeina: bevande energetiche, tè forte e integratori possono sommarsi al consumo di caffè e aumentare il rischio di effetti avversi. Inoltre, la modalità di assunzione – espresso, moka, filtro o caffè americano – e la qualità della bevanda possono influire sulla concentrazione di caffeina, tannini e altre sostanze bioattive.
In sintesi, la sentenza del “processo” a Milano evidenzia la necessità di un consumo consapevole: adulti sani possono beneficiare della bevanda se consumata con moderazione, mentre bambini, adolescenti e soggetti fragili devono limitarla o evitarla completamente. La moderazione, unita alla consapevolezza del proprio stato di salute, rappresenta la chiave per conciliare gusto e benessere.
Oltre alle cautele, il caffè ha numerosi effetti positivi comprovati dalla letteratura scientifica. Il consumo moderato è associato a una riduzione del rischio di diabete di tipo 2, grazie agli effetti metabolici della caffeina e degli antiossidanti presenti nella bevanda. Alcuni studi mostrano anche un minor rischio di ictus e malattie cardiovascolari, con un impatto positivo sulla pressione sanguigna e la funzione endoteliale, purché non vi sia un consumo eccessivo.
Dal punto di vista neurologico, il caffè migliora la vigilanza, la concentrazione e può avere effetti protettivi sul declino cognitivo. Sono stati documentati benefici sul fegato, sulla regolazione del metabolismo e persino sulla prevenzione di alcuni tipi di tumore epatico. Inoltre, la bevanda contribuisce al benessere generale e alla qualità della vita, fungendo da stimolo sociale e rituale quotidiano.
La sentenza del tribunale di Milano, quindi, riconosce che il caffè è una bevanda sicura se consumata in maniera consapevole, sottolineando che il limite delle tre tazzine giornaliere rappresenta la soglia consigliata per mantenere il bilancio tra benefici e rischi. La moderazione è la parola chiave, insieme alla conoscenza degli effetti della caffeina e alla valutazione delle condizioni individuali di salute.
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