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Nel panorama delle professioni che operano ogni giorno accanto alle persone più fragili, il tema dell’Albo OSS continua a generare domande, aspettative e, spesso, frustrazione. Per molte figure sanitarie, l’iscrizione a un albo rappresenta un riconoscimento formale, una tutela professionale e un riferimento chiaro per cittadini e istituzioni. Per gli Operatori Socio-Sanitari, invece, l’Albo Ufficiale OSS resta ancora un obiettivo lontano.
Comprendere perché oggi non esiste un albo per gli OSS, cosa significherebbe averlo e quali alternative sono realmente in discussione aiuta a fare chiarezza, evitando false aspettative e informazioni imprecise.
Cosa significa davvero avere un albo professionale
Un albo professionale è un registro pubblico che raccoglie i nominativi di chi esercita una professione riconosciuta e regolamentata dallo Stato. L’iscrizione non è solo formale: comporta diritti, doveri e responsabilità precise.
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In generale, un albo garantisce:
- riconoscimento legale della professione;
- definizione chiara delle competenze;
- obbligo di aggiornamento professionale;
- tutele disciplinari e giuridiche;
- maggiore trasparenza per utenti e datori di lavoro.
Gli albi sono gestiti da ordini o federazioni nazionali che vigilano sulla formazione e sull’esercizio della professione, come avviene per molte professioni sanitarie.
Quali professioni sanitarie hanno un albo oggi
Nel sistema italiano, diverse figure sanitarie operano esclusivamente previa iscrizione a un albo professionale. Tra queste rientrano:
- medici;
- infermieri;
- fisioterapisti;
- tecnici sanitari;
- logopedisti.
Molte di queste professioni fanno capo alla Federazione Nazionale Ordini TSRM e PSTRP, che coordina e regolamenta numerosi profili tecnici e riabilitativi. L’OSS, però, non rientra in questo perimetro normativo.
Perché l’Albo OSS non esiste
L’assenza di un Albo Ufficiale OSS non dipende da una sottovalutazione del ruolo, ma da una precisa collocazione giuridica della figura.
Una professione di supporto, non sanitaria in senso stretto
L’Operatore Socio-Sanitario svolge attività fondamentali di assistenza di base e supporto alla persona, lavorando in integrazione con infermieri e altri professionisti. Tuttavia, il suo profilo non è classificato come “professione sanitaria regolamentata”, ma come figura socio-assistenziale.
Questa distinzione normativa impedisce, allo stato attuale, l’accesso a un albo professionale strutturato come quelli sanitari.
Il Registro Nazionale OSS: l’ipotesi più concreta
Negli ultimi anni, il dibattito si è spostato su una soluzione alternativa: la creazione di un Registro Nazionale degli OSS. Non si tratterebbe di un albo in senso stretto, ma di uno strumento di riconoscimento e tutela più realistico.
Un registro potrebbe garantire:
- identificazione ufficiale degli OSS qualificati;
- criteri uniformi di accesso alla professione;
- valorizzazione delle competenze;
- maggiore trasparenza per strutture e famiglie;
- promozione della formazione continua.
Per molti addetti ai lavori, questa rappresenta una strada più coerente con l’attuale assetto normativo.
Albo OSS: vantaggi e criticità da considerare
Il confronto sull’Albo OSS resta comunque aperto, anche all’interno della categoria.
Possibili vantaggi
- maggiore riconoscimento istituzionale;
- tutele professionali più strutturate;
- identità professionale più definita.
Possibili criticitÃ
- costi di iscrizione e gestione;
- aumento della burocrazia;
- rischio di sovrapposizioni con altre professioni;
- scarsa coerenza con le mansioni effettivamente svolte.
Questi elementi rendono il tema complesso e lontano da soluzioni semplicistiche.
Ascoltare l’evoluzione della professione
Il confronto sull’Albo Ufficiale OSS riflette un’esigenza reale: dare maggiore valore a una professione centrale nella quotidianità dell’assistenza. Oggi, però, la strada più concreta sembra essere quella di un sistema di riconoscimento nazionale chiaro e condiviso, piuttosto che l’immediata creazione di un albo.
Il percorso è ancora in evoluzione e richiede attenzione, informazione corretta e partecipazione consapevole da parte degli operatori.