IA e salute: il nuovo algoritmo che “legge” l’età del tuo cervello e vede l’Alzheimer

BrainIAC è la nuova IA di Boston capace di leggere l'età del cervello e prevedere Alzheimer e tumori da una risonanza. Ecco come rivoluzionerà la medicina.
Risonanza Magnetica

Esiste un’età anagrafica, quella scritta sulla carta d’identità, e un’età biologica, che racconta quanto il nostro corpo stia davvero invecchiando. Oggi, grazie all’intelligenza artificiale, scoprire quanto è “vecchio” il nostro cervello e prevedere malattie degenerative come l’Alzheimer non è più fantascienza, ma una realtà clinica documentata.

Un team di esperti del Mass General Brigham di Boston ha presentato su Nature Neuroscience uno strumento rivoluzionario chiamato BrainIAC. Non si tratta di un semplice software, ma di un modello di IA capace di analizzare una comune risonanza magnetica cerebrale con una precisione mai vista prima, superando tutti i modelli precedenti.

BrainIAC: oltre la semplice diagnosi

La vera forza di questo strumento risiede nella sua capacità di vedere ciò che l’occhio umano, o gli algoritmi standard, spesso mancano. BrainIAC è in grado di determinare l’età del cervello analizzando i biomarcatori digitali presenti nelle scansioni. Perché è importante? Perché un cervello che appare molto più vecchio dell’età reale del paziente è un segnale d’allarme precoce per il rischio di demenza e declino cognitivo.

Ma le potenzialità non finiscono qui. Durante i test, l’IA ha dimostrato di poter individuare con successo anche il rischio di tumori cerebrali, affrontando compiti di una complessità clinica estrema.

Uno studio su scala globale

Per rendere BrainIAC affidabile, i ricercatori lo hanno addestrato su una mole di dati immensa. Le sue prestazioni sono state convalidate su ben 48.965 scansioni di risonanza magnetica. Il risultato? Il sistema è riuscito a generalizzare quanto appreso sia su cervelli sani che su quelli che presentavano anomalie, dimostrando una flessibilità che lo rende perfetto per l’uso negli ospedali reali, dove i dati non sono sempre perfetti o pronti.

Verso una medicina personalizzata

“BrainIAC ha il potenziale per accelerare la scoperta di biomarcatori e migliorare gli strumenti diagnostici”, ha spiegato l’autore dello studio Benjamin Kann. L’obiettivo è integrare questo algoritmo nei protocolli ospedalieri standard: i medici potrebbero così disporre di uno “scudo” tecnologico capace di personalizzare le cure e intervenire anni prima che i sintomi dell’Alzheimer diventino manifesti.

In un mondo dove le malattie neurodegenerative sono in aumento, l’intelligenza artificiale si conferma non come un sostituto del medico, ma come il più potente degli alleati per la nostra longevità cerebrale.

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