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Quello che doveva essere il grande salto tecnologico della sanità marchigiana si sta trasformando, giorno dopo giorno, in un vicolo cieco per operatori e pazienti. Il nuovo software gestionale, introdotto per digitalizzare i Dipartimenti di Emergenza e Accettazione (DEA) grazie ai fondi del PNRR, sta provocando disservizi a catena in diverse strutture della regione. Rallentamenti sistematici, blocchi improvvisi delle postazioni e, nel peggiore dei casi, la cancellazione di dati sensibili: il passaggio alla nuova piattaforma, ribattezzata “Dedalus” dalla società fornitrice, sta mettendo a dura prova la tenuta dei pronto soccorso.
Il piano di ammodernamento, finanziato con oltre 10 milioni di euro, era iniziato nell’estate del 2025 con una fase sperimentale a Camerino. L’obiettivo era ambizioso: modellare il software sulle esigenze specifiche del territorio prima di estenderlo ai grandi presidi. Tuttavia, i problemi sono emersi immediatamente. Nonostante le “limature” promesse, l’estensione del sistema a Senigallia, Fano, Fermo e Ascoli ha confermato le medesime criticità: tempi di processazione dei pazienti triplicati e una farraginosità che mal si concilia con i ritmi frenetici della medicina d’emergenza.
Dalle corsie arrivano segnalazioni preoccupanti che non riguardano solo la burocrazia, ma l’appropriatezza stessa delle cure. Molti medici e infermieri lamentano l’impossibilità di consultare correttamente la documentazione sanitaria pregressa dei pazienti e difficoltà croniche nell’accesso alle cartelle cliniche digitali. La mancata interoperabilità con i vecchi sistemi gestionali avrebbe reso “invisibile” una mole ingente di dati storici, fondamentali per una corretta presa in carico diagnostica. Ad Ascoli Piceno, il malumore è sfociato in una mobilitazione sindacale, mentre i responsabili del progetto hanno già sollecitato un intervento risolutivo da parte della Regione.
Le ragioni di questo “tsunami informatico” sembrano risiedere in un mix letale tra un software ancora immaturo e un’infrastruttura di rete regionale che fatica a reggere il carico dei dati. Se il sistema è andato in tilt in presidi di dimensioni contenute, il timore degli esperti è che l’estensione a grandi ospedali come Torrette di Ancona possa provocare il collasso totale dei servizi. Il PNRR impone il completamento della digitalizzazione entro giugno 2026, ma medici e tecnici chiedono a gran voce di fermare le macchine finché il sistema non sarà reso stabile e sicuro.
Il caso è approdato lunedì mattina in Consiglio regionale. Enrico Piergallini, vicepresidente del Consiglio, ha annunciato un’interrogazione urgente alla Giunta per fare luce sui disservizi che persistono ormai da dicembre. Sotto la lente d’ingrandimento non c’è solo l’efficienza tecnica, ma anche la tutela della salute dei cittadini marchigiani, già alle prese con liste d’attesa chilometriche. In un momento in cui la prevenzione e la tempestività diagnostica sono obiettivi prioritari, un “labirinto informatico” è l’ultima barriera di cui il sistema sanitario avrebbe avuto bisogno.
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