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L’emergenza inquinamento in Italia non accenna a diminuire, presentando un conto salato per la salute dei cittadini. Il 20 gennaio 2026, l’associazione ISDE Italia (Medici per l’Ambiente), in collaborazione con il Kyoto Club e Clean Cities Campaign, ha diffuso i dati relativi all’anno 2025 del progetto “Cambiamo aria”. Il quadro emerso è critico: nonostante la crescita delle energie rinnovabili, l’aria in Pianura Padana e nelle città di mare rimane largamente insalubre.
Secondo l’analisi medica, l’esposizione cronica agli inquinanti nelle aree urbane risulta incompatibile con la tutela della salute pubblica. In molti centri non vengono rispettati nemmeno i limiti normativi attuali, mentre la distanza dagli standard europei previsti per il 2030 e dalle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) appare ancora allarmante.
La situazione più grave riguarda le polveri sottili (PM2,5), considerate l’inquinante più pericoloso per la capacità di penetrare nei polmoni e nel sangue. Le città con le performance peggiori nel 2025 sono state Milano, Torino e Padova. Il capoluogo lombardo ha registrato una media annua di 22 microgrammi per metro cubo, seguito dalle altre due città con 20. Si tratta di valori doppi rispetto al futuro limite UE (10) e quadrupli rispetto alla soglia OMS (5).
Particolarmente preoccupante è il numero di giorni di sforamento. A fronte di un massimo consentito dall’Unione Europea di 18 giorni, Milano ha registrato ben 206 giorni oltre i 25 microgrammi per metro cubo. Torino si ferma a 106 giorni e Padova a 103. Se si guarda alle raccomandazioni OMS, i giorni di aria fuorilegge a Milano restano 206, mentre salgono a 173 per Torino e 165 per Padova.
L’esposizione a questi livelli di inquinamento ha conseguenze dirette sulla mortalità. Lo studio stima che nelle 27 città analizzate siano avvenute 6.731 morti premature attribuibili al PM2,5, pari a circa l’8% della mortalità non traumatica negli adulti. L’incidenza varia geograficamente: a Milano l’impatto raggiunge il 14%, mentre a Torino e Padova si attesta al 12%.
Se il Nord soffre per le polveri, le città portuali detengono il primato negativo per il biossido di azoto (NO2). Palermo, Catania e Genova sono le “maglie nere” di questa classifica. Nel capoluogo siciliano, i limiti giornalieri OMS sono stati superati per 356 giorni l’anno, praticamente sempre. Seguono Catania con 351 giorni e Genova con 333.
Anche Napoli registra una situazione critica, con 197 giorni di sforamento rispetto ai 18 consentiti dall’UE. Per quanto riguarda le medie annue, Napoli (51), Palermo (49) e Genova (42) superano il limite di legge attuale fissato a 40 microgrammi, arrivando a valori cinque volte superiori alla soglia di sicurezza indicata dall’OMS.
Le fonti principali di questo inquinamento restano il riscaldamento degli edifici a combustibili fossili, il traffico urbano e il trasporto marittimo. Queste emissioni sono responsabili dell’aumento di patologie respiratorie, cardiovascolari e neurologiche. La nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria, pubblicata a fine 2024, dovrà essere recepita entro il 2026, ma i medici avvertono che i tempi della politica non coincidono con quelli della salute.
Roberto Romizi, presidente di ISDE Italia, ha definito l’inquinamento atmosferico nelle città italiane un’emergenza sanitaria strutturale, sottolineando come rimandare le politiche di intervento significhi accettare “un carico evitabile di malattie e morti premature”. Paolo Bortolotti, responsabile del progetto, ha ribadito che i nuovi standard europei rappresentano il minimo indispensabile, irraggiungibile senza interventi strutturali su traffico e riscaldamento.
Immagine di copertina: REUTERS
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