Svolta negli USA: fermati i fondi alla ricerca sui tessuti fetali

I National Institutes of Health non finanzieranno più ricerche che usano tessuti fetali da aborti volontari. Decisione dell'amministrazione Trump.
NIH Usa

I National Institutes of Health (NIH), il più grande ente pubblico al mondo per il finanziamento della ricerca biomedica, non sosterranno più studi che utilizzano tessuti fetali umani provenienti da aborti volontari. L’annuncio è arrivato giovedì e il provvedimento entra in vigore con effetto immediato.

La decisione rappresenta il passo più netto compiuto finora dall’amministrazione del presidente Donald Trump per porre fine a un filone di ricerca da anni nel mirino dei movimenti anti-aborto. Già durante il primo mandato di Trump, nel 2019, i NIH avevano interrotto i progetti interni che facevano uso di questi materiali e istituito un comitato di revisione per valutare le richieste di finanziamento esterne. Quella linea era stata superata nel 2021 dall’amministrazione Biden.

Il direttore dei NIH, Jay Bhattacharya, ha spiegato che il divieto si inserisce in una strategia di “modernizzazione” dell’agenzia. “Questa decisione riguarda l’avanzamento della scienza attraverso investimenti in tecnologie innovative, più capaci di modellare la salute e le malattie umane”, ha dichiarato. “Sotto la guida del presidente Trump, la ricerca finanziata dai contribuenti deve riflettere la migliore scienza disponibile oggi e i valori del popolo americano”.

Secondo i dati diffusi dai NIH, il ricorso a tessuti fetali provenienti da aborti era già in calo dal 2019. Nell’anno fiscale 2024 l’agenzia aveva destinato circa 60 milioni di dollari a 77 progetti che prevedevano l’uso di questo materiale biologico.

I ricercatori potranno continuare a utilizzare tessuti fetali derivanti da aborti spontanei, ma la comunità scientifica sottolinea come questi siano spesso meno adatti alla ricerca: i feti persi per cause naturali possono presentare anomalie genetiche o cromosomiche e il recupero di campioni utilizzabili risulta complesso.

Nel corso dei decenni, i tessuti fetali sono stati impiegati per studi cruciali su patologie come diabete, Alzheimer e infertilità, oltre ad aver contribuito allo sviluppo e alla produzione di vaccini contro poliomielite, epatite A, rabbia e altre malattie infettive. Una tradizione scientifica che ora, negli Stati Uniti, rischia di interrompersi, riaccendendo il dibattito tra esigenze della ricerca e scelte politiche e ideologiche.

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