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Meno decessi per le principali cause oncologiche tra i giovani adulti negli Stati Uniti, ma con un’eccezione sempre più allarmante: il cancro del colon-retto. Secondo una nuova ricerca citata dalla CNN e pubblicata sul Journal of the American Medical Association, è oggi la prima causa di morte per tumore tra le persone sotto i 50 anni.
Il volto umano di questa tendenza è quello di Jenna Scott, a cui un tumore al colon in stadio 4 è stato diagnosticato a 31 anni, dopo mesi di dolori addominali inizialmente attribuiti alla gravidanza. “In un istante la mia vita è cambiata completamente”, ha raccontato alla CNN. Oggi, dopo anni di terapie, la malattia è stabile, ma le cure non possono essere interrotte.
I dati mostrano che, mentre la mortalità per altri tumori tra gli under 50 è in calo, quella per il colon-retto cresce in media dell’1,1% l’anno dal 2005. Un’inversione di tendenza che ha portato questa neoplasia dal quinto posto nei primi anni Novanta al primo nel 2023. “Non sappiamo ancora perché stia aumentando”, ha spiegato Ahmedin Jemal dell’American Cancer Society, tra gli autori dello studio. “È l’unico grande tumore per cui la mortalità nei giovani adulti continua a salire”.
La ricerca, basata sui dati dei Centers for Disease Control and Prevention, evidenzia che dal 1990 al 2023 il tasso complessivo di mortalità oncologica sotto i 50 anni è diminuito del 44%. Nello stesso periodo, però, il cancro colorettale ha seguito una traiettoria opposta.
Secondo gli esperti, una delle ragioni è il ritardo nelle diagnosi. Molti pazienti giovani non rientrano nei programmi di screening e arrivano all’attenzione dei medici solo quando compaiono i sintomi, spesso già in fase avanzata. “Non può più essere considerata una malattia dell’età anziana”, avvertono i ricercatori, sottolineando l’urgenza di aumentare la consapevolezza e l’adesione ai controlli, oggi raccomandati a partire dai 45 anni.
Per Jenna Scott e per migliaia di altri giovani pazienti, la speranza è che questi dati servano da campanello d’allarme. “Dobbiamo fermare questa crescita della mortalità”, scrive. “E iniziare a prendere sul serio i segnali del corpo, anche quando arrivano troppo presto per sembrare plausibili”.
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