Gli USA fuori dall’OMS: cosa cambia dopo il completamento del disimpegno voluto da Trump

Gli Usa completano il ritiro dall'Organizzazione mondiale della sanità deciso da Trump. Stop ai fondi e al personale.
OMS sanità

Gli Stati Uniti hanno completato formalmente il ritiro dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). A confermarlo è stato il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti, che ha annunciato la cessazione di tutti i finanziamenti federali e il richiamo del personale americano distaccato presso l’agenzia Onu. La notizia è stata riportata dalla CNN.

La decisione dà seguito a un obiettivo perseguito da tempo dal presidente Donald Trump, che già nel suo primo mandato aveva tentato di portare Washington fuori dall’Oms e che, nel primo giorno del secondo mandato, aveva firmato un ordine esecutivo per avviare la procedura. La legge statunitense prevede un preavviso di un anno e il pagamento di tutti i contributi arretrati.

Secondo esperti di diritto sanitario globale, tuttavia, gli Stati Uniti avrebbero ancora pendenze per circa 260 milioni di dollari. “Dal punto di vista giuridico, il ritiro non può dirsi pienamente perfezionato senza il saldo dei contributi dovuti”, ha spiegato alla CNN Lawrence Gostin, docente a Georgetown. Ma l’Oms, ha aggiunto, non dispone di strumenti efficaci per costringere Washington a pagare.

Il Dipartimento della Salute ha reso noto che gli Stati Uniti hanno interrotto anche la partecipazione a comitati, organismi di governance e gruppi tecnici dell’Oms. Restano però spiragli per collaborazioni mirate: l’amministrazione ha lasciato intendere che sono in corso valutazioni su una possibile partecipazione americana ai lavori dell’Oms sulla composizione dei vaccini antinfluenzali.

Nel motivare la scelta, un alto funzionario ha parlato di “scarso ritorno” rispetto alle risorse investite e ha accusato l’Oms di aver agito “in modo contrario agli interessi degli Stati Uniti”, soprattutto durante la pandemia di Covid-19. Washington contesta all’organizzazione ritardi nel dichiarare l’emergenza globale e un atteggiamento giudicato troppo indulgente verso la Cina nelle fasi iniziali della crisi.

“Questa decisione significa che le politiche sanitarie americane non saranno più vincolate da burocrati stranieri non responsabili”, ha affermato un dirigente dell’Hhs.

Nonostante il “divorzio”, l’amministrazione Trump rivendica l’intenzione di restare un attore centrale nella salute globale, puntando su accordi bilaterali con singoli Paesi e sulla cooperazione con Ong e organizzazioni religiose, sotto il coordinamento dei Centers for Disease Control and Prevention.

Molti esperti, però, mettono in guardia dai rischi. “Un sistema a macchia di leopardo non può sostituire il ruolo di coordinamento dell’Oms”, ha osservato un ex dirigente dei Cdc. Critiche dure sono arrivate anche dalla comunità scientifica: “Un abbandono miope e pericoloso”, lo ha definito la Infectious Diseases Society of America.

Già la scorsa primavera il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, aveva parlato di una scelta “lose-lose”: “Perdono gli Stati Uniti e perde il resto del mondo”. Un giudizio che oggi, avvertono in molti, potrebbe tradursi in una minore capacità di prevenire e contenere le future pandemie.

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