Caregiver, il governo approva il ddl: riconoscimento giuridico e aiuti limitati, ma le associazioni protestano

Approvato il ddl sui caregiver familiari: previsti riconoscimento giuridico e contributi economici, ma le associazioni chiedono tutele più ampie.
OPERATORE SOCIO SANITARIO

Il Consiglio dei ministri ha approvato il 12 gennaio il disegno di legge che introduce per la prima volta in Italia il riconoscimento giuridico del caregiver familiare e alcune misure di tutela economica. Con il via libera del governo si apre ora l’iter parlamentare di un provvedimento atteso da anni e più volte rinviato, ma che ha già sollevato forti critiche da parte delle associazioni che rappresentano le persone con disabilità e chi se ne prende cura ogni giorno.

“Dopo dieci anni di proposte naufragate, il governo vara una norma per la dignità e il riconoscimento di tante persone”, ha dichiarato la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, rivendicando il valore simbolico e politico del provvedimento. Tuttavia, secondo molte organizzazioni, il testo approvato non risponde alle aspettative e introduce tutele considerate insufficienti rispetto al carico reale di assistenza svolto dai caregiver familiari.

Il ddl prevede uno stanziamento di 257 milioni di euro annui, ma solo a partire dal 2027. Il contributo economico massimo sarà di 1.200 euro a trimestre, pari a 400 euro al mese, destinato esclusivamente al caregiver “prevalente” che assiste una persona con disabilità grave per almeno 91 ore settimanali. L’accesso al beneficio è inoltre vincolato a requisiti stringenti: reddito annuo da lavoro non superiore a 3.000 euro e Isee familiare fino a 15.000 euro, soglie che secondo le associazioni restringono drasticamente la platea dei beneficiari.

Proprio il limite Isee è uno degli aspetti più contestati. La ministra Locatelli ha auspicato che durante l’esame parlamentare “si possa innalzare e migliorare” la soglia, sottolineando che il testo arriverà alle Camere con procedura d’urgenza. Ma tra i caregiver familiari conviventi h24 il malcontento è diffuso: molti parlano di “mancanza di rispetto” e di misure che non tengono conto della rinuncia al lavoro e dei contributi previdenziali mancanti.

Le grandi federazioni nazionali, come Fish, Fand e Confad, riconoscono il ddl come “un passo avanti”, ma evidenziano criticità evidenti. “Per la prima volta il tema viene affrontato in modo organico”, ha dichiarato il presidente della Fish Vincenzo Falabella, ribadendo però la necessità di migliorare il testo durante il percorso legislativo.

Molto più dura la posizione dei Caregiver Familiari Uniti, che hanno annunciato per il 27 gennaio una manifestazione a Roma e una conferenza stampa alla Camera dei Deputati per denunciare quella che definiscono una definizione formale senza tutele reali. Preoccupazioni analoghe arrivano anche da CoorDown, che chiede strumenti concreti, servizi diffusi e certezze previdenziali.

Il ddl prevede inoltre, dal 2026, l’attivazione di una piattaforma Inps per la presentazione delle domande e introduce tutele differenziate in base alle ore di assistenza: congedi, permessi solidali, agevolazioni per studenti e giovani caregiver. Misure che, per il governo, consentono di concentrare le risorse disponibili, ma che per molte famiglie restano insufficienti rispetto alla realtà quotidiana della cura.

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