Infermieri, tre nuove lauree specialistiche: potranno scrivere ricette assistenziali

Tre nuove lauree magistrali cliniche per infermieri e l'ipotesi di prescrizioni assistenziali: una riforma che punta su territorio, cure intensive e pediatria.
Operatore socio-sanitario che prepara un ambulatorio per la visita specialistica

La professione infermieristica italiana si prepara a un passaggio chiave. Dopo anni di confronti e attese, stanno per nascere tre nuove lauree magistrali a indirizzo clinico, pensate per rispondere ai bisogni emergenti della sanità e rendere il lavoro infermieristico più attrattivo, soprattutto per i giovani. La novità non riguarda solo la formazione, ma anche le competenze: tra le ipotesi allo studio c’è l’apertura alle prime prescrizioni infermieristiche, limitate a presidi e ausili assistenziali.

La riforma arriva in un momento delicato. Il Servizio sanitario nazionale affronta una carenza strutturale di personale infermieristico, con decine di migliaia di professionisti mancanti e un calo di interesse verso i corsi di laurea triennali. L’obiettivo dichiarato è duplice: rafforzare l’assistenza sul territorio e negli ospedali, e al tempo stesso offrire prospettive professionali più chiare e valorizzanti.

Tre percorsi clinici per bisogni diversi

I nuovi corsi di laurea magistrale, di durata biennale e accessibili dopo la triennale, sono pensati per formare infermieri con competenze avanzate in tre ambiti strategici. Il primo è quello delle cure primarie e territoriali, con la figura dell’infermiere di famiglia e comunità, centrale nelle Case e negli Ospedali di comunità finanziati dal Pnrr. Questo professionista lavorerà a stretto contatto con pazienti cronici, famiglie e servizi locali, puntando su prevenzione, continuità assistenziale e domiciliarità.

Il secondo percorso riguarda le cure intensive ed emergenziali. Qui l’obiettivo è formare infermieri specializzati per contesti ad alta complessità come terapie intensive, pronto soccorso e blocchi operatori, dove rapidità decisionale, competenze tecniche e lavoro in team multidisciplinari sono essenziali.

Il terzo ambito è quello neonatale e pediatrico, con infermieri esperti che potranno operare sia nei reparti ospedalieri sia negli ambulatori territoriali dedicati all’età evolutiva. Una risposta a bisogni assistenziali specifici che richiedono competenze mirate e un approccio altamente specializzato.

Un decreto in arrivo e tempi di avvio

Il percorso normativo è già partito. Lo schema di decreto del Ministero dell’Università e della Ricerca, che aggiorna le classi delle lauree magistrali delle professioni sanitarie, è stato trasmesso al Parlamento per i pareri previsti. Se l’iter procederà senza intoppi, i nuovi corsi potrebbero essere attivati già dal prossimo anno accademico o, più realisticamente, dal 2027/2028.

Questi percorsi si affiancheranno all’attuale laurea magistrale in Scienze infermieristiche, oggi orientata soprattutto a ruoli organizzativi e manageriali. La differenza sostanziale sta nel focus clinico: le nuove lauree puntano a rafforzare le competenze direttamente spendibili nell’assistenza quotidiana.

Prescrizioni infermieristiche: cosa significa davvero

Tra gli aspetti più discussi c’è l’apertura alla possibilità di prescrizioni infermieristiche. Non si tratta di farmaci, ma di presidi, ausili e tecnologie strettamente legati all’assistenza: dispositivi per l’incontinenza, materiali per le medicazioni, presidi per stomie come sacche e cateteri. Una pratica già presente in altri Paesi e da tempo al centro del dibattito italiano.

L’idea è semplificare i percorsi di cura e migliorare la continuità assistenziale, riducendo passaggi burocratici non necessari. La misura, però, richiederà una base normativa chiara e condivisa, probabilmente all’interno della delega di riforma delle professioni sanitarie attualmente all’esame del Parlamento. Non mancano le perplessità, soprattutto da parte di alcuni settori medici, ma il confronto è aperto.

Formazione avanzata e nuove opportunità

I nuovi laureati magistrali non si fermeranno al titolo. Il disegno complessivo prevede la possibilità di accedere a master di secondo livello e dottorati di ricerca, rafforzando il legame tra pratica clinica, ricerca e innovazione. I percorsi formativi punteranno su didattica interattiva, laboratori sperimentali, strumenti digitali e simulazioni avanzate in skill lab, affiancati da tirocini in ospedali e servizi sociosanitari, residenziali e domiciliari.

Secondo quanto ribadito più volte dal ministro della Salute Orazio Schillaci, rendere la professione più attrattiva è una priorità. Interventi economici, come l’aumento dell’indennità di specificità in Legge di bilancio, vanno nella stessa direzione, ma non bastano senza un reale riconoscimento delle competenze.

Un segnale per il futuro della sanità

La nascita delle tre nuove lauree magistrali rappresenta un segnale importante per il futuro del sistema sanitario italiano. In un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento delle patologie croniche, investire su infermieri più specializzati significa puntare su un’assistenza più vicina alle persone e più sostenibile.

La sfida ora sarà tradurre le intenzioni in percorsi concreti, evitando sovrapposizioni di ruoli e garantendo chiarezza normativa. Se ben attuata, la riforma potrebbe contribuire a ridare slancio a una professione centrale, spesso sotto pressione, ma fondamentale per la tenuta della sanità pubblica.

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